Storia >Gli anni '70

Gli anni Settanta rappresentarono una tappa cruciale nella vita della Cheraschese: per la prima volta nella sua storia, infatti, la squadra approdò in Promozione, e crebbe in tutti, contemporaneamente, la voglia di vedere – e allestire – una formazione sempre più competitiva, in grado di poter vincere anche nella nuova categoria. Così arrivarono i primi rinforzi da fuori, come Zanfei, Galvagno, Brero, Fenocchio, Ciravegna, Pennella, Bergesio, Rovera, Nascimbene e Palermo che andaarono a rinfoltire una squadra già competitiva, che aveva nei mitici fratelli Mazzola, in Lanzardo e in Franco Torta ed Ernesto Genesio lo zoccolo duro, di sangue cheraschese. 

La squadra, che l’anno prima era salita di categoria con Gandolfi in panchina e grazie al cannoniere Mario Palermo, nel 1970 venne rilevata da Oderda, ex giocatore e capitano del Cuneo quando era in serie C, uno dei pochi a quei tempi ad essersi avvicinato e ad aver conosciuto il mondo del professionismo. Entrò subito nelle grazie della città, sicuramente avvantaggiato dalle prestazioni di un gruppo molto valido, che giocava un calcio spregiudicato, molto offensivo, fatto di rapidi inserimenti sulle fasce.
Oderda rimase due anni, il tempo nel campionato 1972-’73 di sfiorare la storica promozione in serie D: ma la Sportiva cadde prima a Chieri poi ad Acqui; anche per colpe non sue (ma le polemiche è meglio lasciarle al passato...), e la festa per la storica promozione venne rinviata, ma solo di pochi anni. La stagione successiva ci provò Sommaruga, ma nonostante un gran campionato la maledizione si ripeté: la Cheraschese arrivò nuovamente seconda, e neanche il ritorno, l’anno dopo (1974), di Oderda, il tecnico della prima Promozione, sulla panchina Nerostellata, riuscì più a cambiare l’inerzia del cammino della squadra. 
A metà degli anni Settanta la Cheraschese subì a livello dirigenziale un cambio generazionale: il dottor Gallo, figura storica, lasciò la poltrona di presidente ad Aimo Dante, un’altra figura importante della centenaria società. Aimo ebbe  il gran merito di coagulare attorno a sé, nei cinque anni della carica, un notevole e “pensante” gruppo di dirigenti, allestendo sempre squadre molto competitive formate da ottimi giocatori e tecnici. In quegli anni un altro giocatore di Cherasco s’impose per le sue grandi capacità: Walter Agnelli, una vita da mediano, che dimostrò in breve tempo di possedere personalità ed un innato senso tattico. Anche lui è passato alla storia come uno dei giocatori più rappresentativi degli Anni ‘80/90. Si avvicinarono all’epoca giovani dirigentii tra i quali Giancarlo Merlo, Beppe Capra e Antonino Genta. Con lui i tifosi ricordano maggiormente e con tanta simpatia i portieri Berto, Comelato, Fadin, Rossi e David, i difensori Manarini, Colombino, Cos, Dezio e Bellotti, i centrocampisti Francescon, Ventura, Mirisola, Frigo, Sommaggio e Mesiti, la mezzapunta Scardellato e gli attaccanti Arioli, Buscaglia e Losacco.

L’altra novità di rilievo di quegli anni fu la sempre maggior attenzione per la nascita, concomitante alla sempre più pressante richiesta che la Federazione faceva in proposito, di un vero e proprio Settore Giovanile: un vivaio formato da giovani cheraschesi che avrebbero dovuto, un giorno, esordire con la Prima Squadra, e che effettivamente, negli anni che seguirono, ricoprirono un ruolo importantissimo nell’esistenza della stessa, tanto da salvarla, alla metà degli anni Ottanta, dal ritiro dal campionato per mancanza di calciatori, giocando per un biennio senza prendere l’ombra di un rimborso spese. Furono la salvezza della Cheraschese. Negli Anni ‘80 esordirono già in prima squadra tre giovani del vivaio: l’attaccante Gianni Abrate, il difensore Mauro Borra e il tornante di fascia Mauro Saglietti